Come d’aria – Ada d’Adamo

Ho incontrato questo libro quasi per caso, prima che vincesse la 77° edizione del Premio Strega. Non ho nemmeno letto la trama, ho lasciato che a decidere sul mio acquisto fosse lo stupore legato alla biografia dell’autrice. E’ da un po’ che amo ricevere i libri, più che ragionarli. Eppure, a poche righe dall’incipit, scopro che quelle pagine regalate dall’intuito le avrei proprio scelte.

Ada è la mamma di Daria, una bambina affetta da oloprosencefalia congenita. Daria è la figlia di Ada, una donna “cancerosa” (n.d.a.) la cui malattia acquisita diventa una nuova occasione di scoperta della propria identità. Le lettere dei loro nomi si confondono, così come i loro corpi, uniti nell’attaccamento più primario, quello del contatto fisico. Come si crea un legame affettivo quando ci è negato l’uso di alcuni sensi? Come si comunica quando a mancare è la parola? E cosa accade al nostro senso di identità quando viviamo in una (duplice) malattia? Una necessaria compenetrazione.

In Come d’aria, Ada d’Adamo rompe il confine tra normale e straordinario, guida il lettore in una lenta ascesa dal grossolano al sottile, dal palpabile all’impalpabile, regalando un’eredità che ci interroga sul ruolo della malattia e della morte nel significato stretto della nostra stessa esistenza. Eredità, perché Ada, come avrete capito o come saprete già, non c’è più. Eppure sembra di averla qui in ogni pagina: dalle osservazioni fresche e attuali di politica, a quelle di lettura, arte e quotidianità. 

Una danza la sua che continua a volteggiare grazie a una consapevolezza intima e centrata sul presente che solo l’esercizio della ripetizione di gesti e comportamenti sa dare. 

Per quelle persone che hanno incontrato diversi ostacoli sul loro cammino e non sanno più con chi prendersela, una lettura che restituisce un senso alla diversità attraverso una visione dall’alto a quel giorno dopo giorno che chiamiamo vita.

Temi psicologici presenti: #caregiving #qualitadivita #malattia #corpo #genitorialità #attaccamento #resilienza #consapevolezza #equanimità #sofferenza #impermanenza  #accettazione #insight #umanitacondivisa 

"... li ho finalmente visti con chiarezza quei lacci che mi avevano tenuto per oltre trent'anni avvinghiata alla mia famiglia d'origine. Per quanto mi fossi sforzata di allentarne i nodi, quel legame era talmente stretto da non permettermi di riconoscere fino in fondo la famiglia che intanto avevo formato con il babbo e te. Continuavo a volgermi indietro, al passato, a quel che avevo lasciato; alimentavo il senso di colpa per essermene andata via, per aver voluto una vita che, per il semplice fatto di essere diversa, veniva vista come un atto di accusa alla loro. E, così facendo, avevo finito per oscurare il valore di quello che negli anni avevo costruito..."
Ada d'Adamo
Come d'aria