Cose che non si raccontano – Antonella Lattanzi

Respiro di nuovo. Ho finito l’apnea dopo un bagno di realtà. Si tratta dell’ultimo libro di Antonella Lattanzi. Protagonista la lunga distanza tra volere e potere nel concepimento di un figlio.

Cosa sta dietro la percentuale di successo di “bimbo in braccio”? La chiamano così nei contesti di procreazione medicalmente assistita (PMA) la possibilità reale per una coppia infertile di avere un figlio. Bimbo-in-braccio, l’unico momento in cui molti potenziali genitori tornano davvero a respirare. Sì, perché il mondo interno ed esterno di una coppia che cerca un figlio senza risultato, difficilmente esce allo scoperto. Ed è questo il merito di ‘Cose che non si raccontano’: riportare a galla il sommerso di un vissuto condiviso da diverse persone nella nostra società.

Attitudine all’iper-responsabilità, strategie di controllo ed evitamento del problema, tristezza, rabbia, paura, vergogna, relazioni con il personale sanitario, bisogno di umanizzazione delle cure, costanti necessità di adattamento e riscrittura dei propri obiettivi di vita, e molto altro.

“Odio andare dagli psicologi (…) mi fanno sentire malata” dirà la Lattanzi fin dall’inizio, benché una forma di psicologia la frequenti già: la scrittura. Dare una linearità e un significato alle esperienze, condividere la propria sofferenza con qualcuno che possa ascoltarci e comprendere (in questo caso il lettore o la lettrice) è infatti parte integrante del lavoro di sostegno psicologico.

A differenza di chi legge, il professionista può guardarci negli occhi e parlare in sincrono con il nostro dire apportando – almeno così dovrebbe essere – un valore aggiunto alla nostra elaborazione degli eventi. Non è detto tuttavia che il momento giusto per tutto questo arrivi, in alcuni casi non subito, in altri proprio mai. Ed è del tutto naturale che sia così.

Rispettando le proprie risorse l’autrice rilancia infatti un importante messaggio che appartiene anche alla psicologia della salute, così come alla nostra stessa natura: “se stai male, usa ciò che sai fare per salvarti”.

E da qui nasce una scrittura che parla al corpo senza rassicurazioni. Un bagno di realtà appunto, nell’acquisizione di senso della ricerca di una genitorialità possibile.

Trigger warning: #pma #aborto #interventichirurgici

Temi psicologici presenti: #infertilità #adattamento #umanizzazionedellecure #impotenza #trauma #genitorialità #maternità #resilienza #controllo #evitamento #pensieromagico #iperresponsabilità #autocritica #relazionedicoppia #sostegnosociale #accettazione #sofferenza #solitudine 

"Quando vuoi che sia un segno, tutto lo è."
Antonella Lattanzi
Cose che non si raccontano